Libri - Letteratura
Sulle rive di questo nostro lago, celebre per la sua bellezza, è ben noto che sono sorte, nei secoli, iniziative industriali, artigiane, commerciali di grande rilievo: la seta fabbricata da noi faceva concorrenza a quella più celebrata, il ferro estratto un tempo dalle nostre montagne veniva lavorato con arti magistrali, l'ospitalità dei nostri paesi poteva vantare turisti di nome e di fama.
Queste
operose attività non possono andare disgiunte da quelle storiche e
letterarie, ma anche da quelle intese a giustamente celebrare i fasti di una terra, di un lago che restano
tra i più straordinari tra i luoghi della letteratura
universale.
Dolce il clima, sovrumana la dolcezza del paesaggio che ha inclinato sempre i letterati verso la malinconia: qui crescevano gli ulivi, e poi gli agrumi, il mirto, il cipresso, il ginepro; testimonianze lontane ci raccontano dei giardini di Gravedona, di Como, di Bellagio, di
Varenna.
Qui si cominciò ad impiantare i sempreverdi, che venivano tagliati a forma di muri, di archi, di gallerie verdi e di pergolati a volta; il mirto ed il bosso erano forgiati a figure geometriche: così i giardinieri imitavano lo stile romano e toscano, i modo che sarebbe poi stato definito – in contrapposizione al modo inglese di tenere i giardini – stile italiano.
Ed ecco le descrizioni raffinate dei giardini secenteschi che cogliamo nelle parole del
Boldoni e di Roberto Rusca, ben lontane dagli accenti modesti coi quali
Manzoni descrive l'orto abbandonato di Renzo, nel territorio di Lecco. E di una di queste ville, ma di tutte in definitiva, un altro Rusca, Luigi, nel 1926 scrive:
Quest’è giocondo porto,
per chi del Lario lago
è di veder belle delizie vago.
L'amenità, il diporto,
il piacer, il diletto
tra liete stanze altrui qui dan ricetto.
Se miri d'ogni intorno
ciascun mirabil fregio
di questo bel soggiorno
dirai che' vanto e ' pregio
invola a Pafo, a Cnido
non di Ciprigna, ma di Cinthia nido.
Ne saprai, peregrino,
se sia albergo mortal o pur divino.
Il riferimento è a
Varenna, alla Capoana e a Villa Lelia, ma non c'è dubbio che esso vale per tutte le ville del lago che - tutte ugualmente belle nella loro suggestiva diversità - costituiscono ancora una delle maggiori attrattive della
zona.
"E’ difficile trovare nella storia del mondo un luogo dove l'arte, il piacere e l'amore abbiano svolto i loro fasti tra scenari più belli, in mezzo a trionfi di natura e di luce più voluttuosi e più intensi", ha scritto
Carlo Linati, uno degli scrittori più appassionati di questa terra.
In realtà, anche senza contare i numerosi letterati, villeggiarono su queste rive scienziati come il
Volta ed i suoi amici, tecnici come l'Agudio, pensatori come
Cesare Beccaria, musicisti come Rossini, Bellini,
Liszt e Wagner, la celebre cantante Giuditta
Pasta, la danzatrice Taglioni e molti, molti altri illustri.
Qui nacque il romanzo d'amore del principe Belgioioso con la duchessa di Plaisance, quello del
Foscolo con la contessina Francesca Giovio, quello di Bellini con Giuditta Turrini, qui s'intrecciano le prose e i versi di Plinio, del
Parini, dello Stendhal, del Fogazzaro, di Gian Pietro
Lucini, ma anche di Shelley e di Longfellow.
"Niente nell'universo può essere paragonato al fascino di questi giorni brucianti d'estate passati su questo
lago", - ha scritto Stendhal nel 1812. E nella Certosa di Parma, in una pagina inobliabile, ha affermato ancora, riferendosi ai due rami del lago,
"Quello di Como così voluttuoso, quello che va verso Lecco così pieno di austerità: aspetti sublimi e graziosi che il luogo per beltà più famoso nel mondo, la baia di Napoli, eguaglia ma non
supera".
E' notevole come la bellezza del lago abbia un richiamo costante anche in un autore per tante ragioni diverso da Stendhal,
Maurice Barrés, il quale scrive: "Davanti alle immagini più voluttuose si è sempre costretti a considerare la contrarietà di dover morire, un giorno. Percorrendo il lago di Como io cercavo i cimiteri, che potrebbero essere ammirabili. Vorrei che quei declivi, tanto aspri in alto e poi a mezza costa verdi di fogliami, rallegrati da ville, da dolci giardini aromatici, finissero qua e là con delle tombe. L'acqua
le accarezzerebbe, respinta alle rive dalle barche...".
Il Boldoni ha tratteggiato una descrizione della perla del Lario, Bellagio:
... il qual rimira
quasi faro due seni, e d'ogni lato
simile a te, Misen, dovunque spira
sostien d'Euro e di Noto il volto irato.
..Fa ghirlanda il bel giogo e lo circonda
di cipressi e d'allori eterna fronda.
Con non celati riferimenti al Foscolo, che del Lario parla scopertamente nelle “Grazie”, si esprime il
Berchet nei frammenti intitolati al lago di Como, addirittura con un
“O voi felici” che par risuonare il “Te beata” dei Sepolcri. Egli canta le rive e le antiche ville:
... I lidi ancora
suonano Plinio, e il fortunato ingegno;
e memoria di lui serba la fonte.
E se “bella / di Gravedona la riviera esulta”, ecco che la navicella del poeta
... alla propinqua
spiaggia arenosa di Bellano approda,
cui da tergo protegge alta la rupe.
Odi tu quel rimbombo? Inoltra, e agli antri
d'onde rugge il fragor della novella
meraviglia ti accosta. Oh! mira come
dall'alpestre ciglion cerca il torrente
l'onda del lago, e giù per la scoscesa
china a gran salti furiando, l'aere
fiocca di sprazzi e di muggiti assorda,
pari all'ira de' tuoni. Orrendo è il loco,
e dritto è ben se il volgo Orrido il noma.
Tommaso
Grossi, che nel Marco Visconti non esita a rifarsi all'esempio del Manzoni (come quando scrive:
“Limonta è una terricciuola...”), descrive “il lago... piano, liscio, lucente. Il cielo splendeva d'un terso azzurro... L'aria era limpida e
molle...”; e in una gemma del suo poema Ulrico e Lida, ove ha descritto il paesaggio della sua piccola patria, coglie in rapido volo la bellezza di quei mattini di primavera nei quali
Il Sol che grande appare all'oriente
i lieti monti di Bellano indora.
E aggiunge:
Limpido, azzurro in sull'aurora è il cielo,
da un vapor rosso, dove il sol nasce, tinto:
bianchi di neve e di notturno gelo
son valli e monti e il lido che n'è cinto:
Il lago sol, che non ne soffre il velo,
bruno fra quel candor spicca distinto,
e capovolti sotto l'onde quete
rupi e capalini ed alberi ripete...
Girolamo Pongelli, uno scrittore della Svizzera italiana che ha dedicato al Lario un poemetto rimasto inedito per molti anni alla Biblioteca Braidense,
“con occhio di cristalli anglici armato” ha spiato i porti del lago:
Bello è veder di là dai curvi lidi
uscir le barche, di più merci gravi,
ed accogliendo con le tese vele
l'aura che sorge al buon cammin seconda,
fendere il vitreo piano; altre, già stanche,
stringendo i lini, ove la turba accolta
desiosa le attende, alle lunate
spiagge accostar la travagliata prora.
Son versi che sembrano aver ispirato
Paul Bourget quando, sempre a proposito del Lario, ha scritto:
“Una immensa venatura di onda tagliava l'acqua nella sua
lunghezza”.
Mentre Silvio Pellico, in una lettera del 1819, aveva accennato anch'egli ai
“due rami del lago, uno tutto ridente di abitazioni, la Tremezzina; l'altro mesto e solitario come l'anima mia e, spesso, la
tua...”.
In uno scritto di carattere storico dell'agosto 1899 il
Fogazzaro prende occasione dalla distruzione per incendio dell'esposizione di Como per parlare di quella città
“forte di sangue longobardo e ghibellino”, ed alza un inno all'indomita fierezza di tutte le genti del lago e del territorio; mentre
Ottavio Tasca, partito dalla satira e giunto all'innografia cristiana, a mezzo del suo tormentato percorso saluta
“Lecco gentil, gemma del lago”, augurando:
A te propizia arrida ognor la sorte,
cllè, quale aspetto hai sorridente e vago,
tal cor mostrasti generoso e forte.
Non sarà dunque il caso di scomodare il notissimo Foscolo della già ricordate Grazie; sarà forse opportuno concludere, invece, con
l'augurio di
Franz Liszt che in una lettera scrive:
“... se voi vedete passare nei vostri sogni la forma ideale di una donna, la cui bellezza di celeste origine non è un'insidia per i sensi ma una rivelazione per l'anima; se accanto a lei vi appare un giovane dal cuore leale e sincero, immaginate fra loro una commovente storia d'amore e incominciatela con queste parole: Sulle rive del lago di
Como”.
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